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Antiche scritture del Mediterraneo: Guida alle risorse elettroniche
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Inchiostri



Inchiostro nero vegetale

È quello impiegato nei papiri più antichi (V dinastia faraonica) ed è utilizzato ancora in piena epoca araba (IX-X sec.). Gli ingredienti erano due: il nerofumo (fuliggine) e la gomma arabica; i due componenti venivano mischiati insieme e fatti rapprendere per ricavarne dei piccoli pani, che all'occorrenza erano spaccati, pestati e sciolti nell'acqua. Il colore è nero opaco e resta inalterato, perché nessuna reazione chimica avviene all'interno dell'inchiostro.


Inchiostro nero minerale

Entra in uso in epoca più recente, a partire dal VI secolo a.C. (ostraka palestinesi aramaici di Lakish). Esso veniva fabbricato con le galle di quercia (escrescenze che si formano sulle foglie), il vetriolo (solfato di ferro), la gomma arabica ed eventualmente della polvere di vetro. Le galle di quercia veniva schiacciate e messe a macerare nell'acqua, poi bollite per avere uno spappolamento completo delle fibre vegetali; vi si aggiungeva il vetriolo, che si combina con l'acido tannico delle galle e dà  il colore nero; la gomma arabica veniva aggiunta per legare la miscela e la polvere di vetro per dare brillantezza all'inchiostro.

Usato, esso dà  un colore nero brillante, che però col tempo cambia e tende a diventare bruno-marrone. Il metallo contenuto, infatti, si ossida e sviluppa degli acidi che possono intaccare la superficie su cui l'inchiostro è steso, a volte fino a bucarla. Questo tipo di inchiostro prende molto bene sulla pelle, mentre quello vegetale vi ha poca aderenza; di conseguenza l'inchiostro minerale si sviluppò di pari passo con la pergamena.


Altri colori

Oltre al nero si usavano diversi colori; tuttavia il loro impiego fu sempre estremamente limitato (titoli, brani da evidenziare, disegni e miniature). Il rosso veniva fabbricato mescolando dei pigmenti minerali (cinabro, ocra rossa o minio, ossido di piombo) con la gomma arabica; il blu mescolando l'indaco (estratto vegetale ricavato dalle piante indigofere, leguminose diffuse in tutta l'Africa) alla gomma arabica. In Epoca bizantina e medievale abbiamo inchiostri oro (polvere d'oro + gomma arabica) e argento (polvere o sali d'argento + gomma arabica), di uso assai ridotto (titolo, capolettera, miniatura): è nota la Bibbia di Teodulfo, alla Biblioteca Nazionale di Parigi, scritta ad inchiostro oro (titoli ed incipit) e argento (corpo del testo) su pergamena porpora.

Risorse on line

  • Forty Centuries of Ink - Table of Contents
    Edizione online di Carvalho D.N., Forty Centuries of Ink, New York 1904. La storia dell’inchiostro viene delineata in tutta la sua evoluzione, fin dalle forme più antiche, in questo saggio di 32 capitoli, che resta tuttavia un classico per la criminologia.
  • LacusCurtius · Roman Writing Materials - Ink (Smith's Dictionary, 1875)
    Voce 'atramentum', di A. Allen nello Smith's Dictionary Greek and Roman Antiquities (1875).
  • Iron Gall Ink
    Testo on line di Fruen Kendall L., Iron Gall Ink, in Idem, The Real World of Chemistry.
  • The ink corrosion website
    Il sito rappresenta il portale di un progetto in collaborazione fra la European Commission of Preservation and Access in Amsterdam, il Museum Boijmans van Beuningen di Rotterdam, il Netherlands Institute of Cultural Heritage di Amsterdam, il Nationaal Archief dell'Aia, e il Teyler Museum di Haarlem. Nel sito vi sono delle ottime pagine dedicate all'inchiostro vegetale (storia, ingredienti, manifattura, reazioni chimiche) e agli effetti della corrosione.

ultimo aggiornamento: 2011-10-20 10:48:53
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